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Adulto è colui che ha curato le ferite della propria infanzia.

Siamo stati tutti bambini, e tutti abbiamo vissuto i nostri piccoli e grandi traumi che ci portiamo dietro come un marchio, un marchio che ci contraddistingue e che, ancora oggi, forse, ci condiziona.

Quando sei un bambino il mondo ti appare un po’ più grande, maestoso e a tratti terribile. Come una spugna assorbi dentro di te tutto quello che ti capita e che ti circonda. Famiglia, scuola, amicizie. Non possiamo scegliere dove nascere, scegliere la nostra famiglia o gli ambienti che condizioneranno la nostra crescita.

La vita è come una scatola chiusa da cui a pescare non sei tu. Quando sei un bambino qualcun altro sceglierà inevitabilmente per te. Qualcun altro inevitabilmente all’inizio deciderà cosa puoi fare e cosa no e probabilmente influenzerà i tuoi gusti, i tuoi pensieri.

Quando sei un bambino attorno a te qualcuno tesserà una fitta tela che costituirà le fondamenta della persona che diventerai in futuro. Quando cresci in ambienti violenti imparerai inevitabilmente che la violenza è una risposta plausibile a ciò che ti succede. Qualcuno in età adulta riuscirà, con tanta difficoltà, a tirarsi fuori da questa tela che lo circonda, qualcun altro probabilmente ci farà i conti per tutta la vita.

Quando cresci influenzato da personalità irrisolte crescerai inevitabilmente un po’ irrisolto anche tu. Ti sentirai forse inadatto, incompreso, avulso dal mondo che ti circonda e, fino ad una certa età, probabilmente non riuscirai a spiegarti il perchè. Quando qualcosa è così profondamente radicata nella nostra infanzia inevitabilmente diventa parte di te.

Ci sono aspetti appresi durante la crescita che non ti sentirai bene addosso, come un vestito stretto che preme contro la pelle e che non riesci a buttare via. Alcune convinzioni e convenzioni apprese durante l’infanzia, nonostante tu avverta che qualcosa non va, non riesci proprio a buttarle via. Sono come una coperta di lana calda, che spesso pizzica, ma che ti tiene comunque in una zona di comfort da cui solo i più coraggiosi riescono ad uscire.

Superare i traumi del passato fa male, molto male e spesso chi ha sofferto e subito già abbastanza è stanco di sopportare ulteriore dolore. Convivere col dolore dopo anni diviene un’abitudine, un’abitudine malsana che comunque ti lascia lì, in un limbo tra gioia e dolore che ti consente di sopravvivere.

Adulto diviene chi ha il coraggio di rispolverarlo quel dolore. Chi ha una tremenda paura di soffrire, ma, nonostante ciò, ci si butta a capofitto. Spesso reagire diventa una naturale conseguenza della crescita. La vita ci sbatte in faccia verità scomode che non possiamo far finta di non vedere. La scelta in questi casi è affrontare o soccombere.

Arriva un momento, soprattutto per le persone più introspettive ed empatiche, in cui l’unica alternativa è reagire. Spezzare quei piccoli grandi traumi del passato per poter ricominciare, o cominciare, finalmente a vivere.

E’ difficile, ma spesso necessario… e, dopo ancora tanto dolore, dopo tanto annaspare nella vita ti rendi conto che, un giorno, senza quasi rendertene conto… ritorni a respirare… ed è bellissimo.

“Adulto è colui che ha curato le ferite della propria infanzia, riaprendole per vedere se ci sono cancrene in atto, guardandole in faccia, non nascondendo il bambino ferito che è stato, ma rispettandolo profondamente riconoscendone la verità dei sentimenti passati, che se non ascoltati diventano, presenti, futuri, eterni. Adulto è colui che smette di cercare i propri genitori ovunque, e ciò che loro non hanno saputo o potuto dare. E’ qualcuno che non cerca compiacimento, rapporti privilegiati, amore incondizionato, senso per la propria esistenze nel partner, nei figli, nei colleghi, negli amici. Adulto è colui che non crea transfer costanti, vivendo in un perpetuo e doloroso gioco di ruolo in cui cerca di portare dentro gli altri, a volte trascinandoli per i capelli. Adulto è chi si assume le proprie responsabilità, ma non quelle come timbrare il cartellino, pagare le bollette o rifare i letti e le lavatrici. Ma le responsabilità delle proprie scelte, delle proprie azioni, delle proprie paure e delle proprie fragilità. Responsabile è chi prende la propria vita in carico, senza più attribuire colpe alla crisi, al governo ladro, al sindaco che scalda la poltrona, alla società malata, ai piccioni che portano le malattie e all’insegnante delle elementari che era frustrata e le puzzava il fiato. Sembrano adulti ma non lo sono affatto. Chi da bambino è stato umiliato, chi ha pensato di non esser stato amato abbastanza, chi ha vissuto l’abbandono e ne rivive costantemente la paura, chi ha incontrato la rabbia e la violenza, chi si è sentito eccessivamente responsabilizzato, chi ha urlato senza voce, chi la voce ce l’aveva ma non c’era nessuno con orecchie per sentire, chi ha atteso invano mani, chi le mani le ha temute. Per tutti questi “chi”, se non c’è stato un momento di profonda rielaborazione, se non si è avuto ancora il coraggio di accettare il dolore vissuto, se non si è pronti per dire addio a quel bambino, allora “l’adultità” è un’illusione. Io ho paura di questi bambini feriti travestiti da adulti, perché se un bambino ferito urla e scalcia, un adulto che nega le proprie emozioni è pronto a fare qualsiasi cosa. Un bambino ferito travestito da adulto è una bomba ad orologeria. L’odio potrebbe scoppiare ciclicamente o attendere a lungo per una sola e violenta detonazione, altri preferiscono implodere, mutilando anima e corpo, pur di non vedere. Ciò che separa il bambino dall’adulto, è la consapevolezza. Ciò che separa l’illusione dalla consapevolezza è la capacità di sostenere l’onda d’urto della deflagrazione del dolore accumulato. Ciò che rimane dopo che il dolore è uscito è amore, empatia, accettazione e leggerezza. Non si giunge alla felicità attraverso la menzogna. Non si può fingere di non aver vissuto la propria infanzia. Non si può essere adulti se nessuno ha visto il bambino che siamo stati, noi per primi.” Emily Mignanelli

Elena Tucci- Il viaggio è nella testa

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