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Se tirano troppo la corda con la tua pazienza, molla la presa. Cadranno per terra.

Non abusare della pazienza delle persone buone. Sono persone che possono perdonarti centinaia di volte ma sono anche quelle che, quando decidono di andarsene, non tornano più indietro. (Antonio Curnetta)

La pazienza è la capacità che ogni soggetto possiede di tollerare situazioni o persone che provocano emozioni negative. La capacità di mantenere il controllo di fronte ad avvenimenti o persone avverse è estremamente soggettiva. Alcune persone nascono con questa innata capacità, altre la maturano con tempo, temprando il carattere situazione sfavorevole dopo situazione sfavorevole.

Ma cosa succede quando anche la persona più paziente arriva al limite?

Succede che il vaso si riempie. Goccia dopo goccia quel vaso trabocca e non c’è nulla che si possa fare per evitarlo. Così succede anche alle persone, Quelle che nella vita di rospi ne hanno ingoiati tanti.

Esplodi quando non ce la fai più. Quando ti rendi conto che tutto quello per cui hai tanto ‘sopportato’ era importante solo per te. Si sopporta per vari motivi. Si sopporta per amore, per la famiglia, per un bene più grande. E’ sempre un motivo importante quello che ci induce ad essere pazienti, comprensivi anche quando la pazienza sembra vacillare.

Talvolta la ‘sopportazione’ scatta come meccanismo di difesa. Quando quella situazione è talmente difficile da sostenere, quando il dolore che ne consegue è così insopportabile scatta nel cervello questo meccanismo ‘protettivo’, un meccanismo che crea uno scudo protettivo tra la tua parte più inconscia ed il problema.

E’ la natura umana. Quell’istinto di sopravvivenza innato in ognuno di noi che ci consente di non perire. Ma a tutto c’è un limite e questo limite dipende da vari fattori caratteriali e culturali che contraddistinguono una persona.

Spesso di sente dire che la pazienza ha come limite il bene che ti vuoi. In realtà affermazioni del genere sono tanto distorte quanto fuorvianti.

Essere pazienti, scendere a compromessi sono caratteristiche di una persona che dipendono infatti da numerose variabili:

l’attitudine caratteriale a mettersi nei panni degli altri, ‘l’empatia’ è una di quelle. Spesso si è pazienti e tolleranti, anche dove non si dovrebbe, perché il modo o l’ambiente in cui siamo cresciuti o semplicemente la nostra predisposizione caratteriale, ci hanno consentito negli anni di maturare questa meravigliosa peculiarità che è l’essere empatici.

Mettersi nei panni dell’altro, essere empatici nei confronti degli altri non significa essere deboli; non significa voler poco bene a se stessi e troppo agli altri. Esistono casi particolari in cui il ‘troppo’ non va mai bene, ovvio.

Sono questi i casi di relazioni tossiche che a monte nascondono altri tipi di problemi e su cui occorre soffermarsi a riflettere, ma in generale essere empatici non significa essere sbagliati. L’empatia è un dono che va custodito non condannato.

Come imparare a capire quando è il momento di mollare la presa.

Essere pazienti è faticoso, richiede lucidità mentale e un forte autocontrollo, come capire quindi fino a che punto ne vale la pena? E’ molto semplice.

C’è un limite oltre il quale la pazienza cessa di essere una virtù. (Edmunde Burke)

La pazienza cessa di essere una virtù quando sopportare quella cosa ci immette in un circolo vizioso che ci fa soffrire. Il limite che ognuno dovrebbe fissare alla propria pazienza è proprio questo, la propria felicità. Se insistere in una data situazione o con una determinata persona alla lunga ti rende frustrato e triste quello è il momento di mollare la presa.

Ogni sana relazione poggia le sue basi su un equilibrio imprescindibile di dare e avere, senza il quale ti stai solo illudendo e facendo del male.

Se tirano troppo la corda con la tua pazienza, molla la presa. Cadranno per terra.

Il viaggio è nella testa – Riproduzione riservata

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