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Bambini non amati. Il trauma di crescere con un genitore anaffettivo.

Cosa significa crescere con un genitore anaffettivo.

Un genitore anaffettivo è una persona incapace di trasmettere il proprio affetto e le proprie emozioni positive ai figli. Un bambino – davanti ad un genitore incapace di mostrare il proprio amore – crescerà spaesato, privo di forti punti di riferimento emotivi che ogni genitore dovrebbe impartire per crescere un adulto emotivamente stabile.

Un genitore anaffettivo tende in genere a non partecipare attivamente alla vita del bambino. Sono persone solite a delegare tutto ciò che riguarda il bambino a figure sostitutive di riferimento. Si tratta generalmente di nonni, zii, tate, o semplicemente dell’altro genitore, il quale viene costantemente sobbarcato di responsabilità finendo poi col diventare, nella maggior parte dei casi, un genitore iperprotettivo.

Quando in una famiglia sussiste un rapporto di inaffettività patologica di un genitore verso il proprio figlio, per contro, l’altra figura genitoriale, rendendosi conto della sofferenza che l’atteggiamento del partner provoca nel proprio figlio, tende quasi sempre a divenire iperpresente nella vita del bambino. Si innesca così un meccanismo viziato per cui un genitore è completamente assente, mentre l’altro è eccessivamente presente. Questa situazione provoca confusione e frustrazione nella mente del bambino.

Dopo un primo periodo di tentativi vani di conquistare l’amore del proprio genitore anaffettivo, il bambino, emotivamente trascurato, si abituerà ad identificare quel genitore come persona fredda e assente, evitando di instaurare un rapporto funzionale con lui.

Quando una persona è anaffettiva?

Anaffettivo è colui o colei che non è assolutamente in grado di esprimere le proprie emozioni positivamente. Dentro di sé non è in grado di elaborare concretamente ciò che sente e di conseguenza non ha la capacità di esprimere ciò che prova all’esterno.

Questo succede soprattutto con le emozioni positive. Un anaffettivo tenderà infatti a sopperire a questo suo deficit emotivo esternando eccessivamente le proprie emozioni negative. Scatti d’ira, svalutazioni del prossimo, insofferenza generale nei confronti della vita, continua insoddisfazione, sono queste le principali emozioni trasmesse da una persona anaffettiva.

Queste persone tendono a ricercare partner completamente opposti a loro. Frequenti infatti sono coppie formate da un anaffettivo e un dipendente emotivo, i quali colmano reciprocamente i propri vuoti interiori. Un anaffettivo paradossalmente ha costantemente bisogno di qualcuno che lo faccia sentire al centro dell’universo; che lo copra di continue attenzioni e che non gli faccia sentire il peso del proprio vuoto interiore.

Per contro un dipendente emotivo ha bisogno di qualcuno ‘da salvare’, qualcuno su cui riversare continuamente il proprio amore, senza pretendere nulla in cambio. Questi rapporti viziati alla nascita sono però destinati a creare frustrazione in entrambi i soggetti coinvolti e indirettamente nella prole che decideranno di mettere al mondo. Un rapporto sano genera famiglie sane con bambini felici che diventeranno adulti in grado di costruire famiglie funzionali.

Caratteristiche di un genitore anaffettivo.

  • Assenza
  • Continue svalutazioni
  • Mancanza di contatto fisico genitore/figlio
  • Mancanza di dialogo
  • Assenza di ascolto

Un bambino cresciuto da genitore o genitori anaffettivi sarà un bambino insicuro, incapace, a sua volta, di trasmettere naturalmente le sue emozioni. Crescendo avrà imparato a soffocarle percependole come un qualcosa di sbagliato da non mostrare assolutamente. Dare sfogo alle proprie emozioni significa per questi bambini fornire al mondo esterno un pretesto valido per squalificarli, maltrattarli, proprio come sono stati abituati crescendo con genitori anaffettivi.

Un bambino, durante i primi anni della crescita, deve imparare ad esprimere ciò che sente in modo da costruire un rapporto sano con il mondo esterno – partendo dal contesto familiare – e soprattutto imparando a conoscere se stesso e i propri bisogni emotivi che lo porteranno a divenire un adulto maturo e responsabile.

Il viaggio è nella testa – Riproduzione riservata

Dottoressa Teresa Tucci – Psicologa Psicoterapeuta

Immagini: Pexels.com

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