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Non invecchiamo per il tempo che passa, ma per i dispiaceri.

Ho spesso in mente un’immagine della mia infanzia. Quando eravamo al mare e mi sentivo arrabbiata, prendevo una pietra sottile, immaginavo fosse la persona con cui avessi litigato, e la scagliavo lontana.

Sempre più lontana. Per quanto mi impegnassi, un giorno capii che quella pietra la spostavo solo dalla spiaggia al mare ma restava comunque lì.


Mi liberavo della rabbia per un istante, ma era solo uno spreco di energie. Lo stesso spreco che ogni volta compiamo lasciandoci sopraffare dai nervi. E i nervi diventano come degli interessi che si sommano, arrabbiatura dopo arrabbiatura, sfinendo il nostro corpo.

“La rabbia che rimane dopo una delusione è come una medicina. E’ amara ma serve a guarire dall’ingenuità.”(Paola Felice)

Immaginiamo un bel fiume che scorre tra dei campi coltivati. Improvvisamente, si scatena una tempesta. Il fiume ingrossa e rischia di inondare tutti i campi e di conseguenza danneggiare il raccolto.

Quei campi sono esattamente il nostro corpo. Se staremo inermi alla forza dirompente del fiume in piena, piano piano raggiungerà ogni centimetro dei nostri terreni provocando danni irreparabili.

Ma se il nostro focus è su come contenere il fiume della rabbia, costruendo solidi argini che riescano a placarlo, allora scopriremo che tutta quell’acqua addirittura ci può tornare utile per alimentare un mulino ad esempio.

“Ciò che dobbiamo sperare è di rendere la rabbia un fuoco che cucina anziché un fuoco che brucia.”(Clarissa Pinkola Estes)

Convertire la rabbia da terribilmente dannosa ad energia positiva. Non esistono sempre solo due strade, reprimere o sfogare. Spesso ne vengono fuori altre, come quella di accettare, perchè – credetemi – non esistono situazioni o persone così importanti da avvelenarci la vita.

E per ricordarmelo, ora quando vado al mare quelle pietre le raccolgo e le dispongo dentro il mio acquario, perchè tutto può diventare più bello se impariamo ad usarlo nel modo giusto.

“Per ogni minuto che passiamo in preda alla rabbia, perdiamo sessanta secondi felici.”(WILLIAM SOMERSET MAUGHAM)

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