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Il segreto per esser felici è imparare a ringraziare per ciò che si ha.

Assumere più dopamina e serotonina.
Questa la ricetta che ogni medico dovrebbe prescrivere. Perché in esse risiedono la felicità. Se vi starete chiedendo dove trovarle, la risposta sta in una semplice parola: grazie!

A dirlo non sono io, ma le neuroscienze. Ringraziare ed esser grati migliora la qualità della vita.

Dentro sei semplici lettere è racchiusa la chiave per trovare quel rilassamento e quell’antistress che ormai abbiamo smarrito.

“Noi diamo spesso per scontate proprio le cose che più meritano la nostra gratitudine.”(Cynthia Ozick)


Per molti non è facile, perché a volte non basterebbe nemmeno il tempo per lamentarci di tutto ciò che non va, figuariamoci per esser grati di qualcosa.

Il problema sta proprio qui, lamentarsi comporta solo frustazione che a sua volte produce solo pensieri negativi.

E’ un ciclo, che può essere ribaltato come i voti di un giudice, se il giudice siamo noi. Pensate a quando andate a dormire e dovete valutare la vostra giornata: se vi soffermate solo sulle cose positive che avrete vissuto, questo vi stimolerà a fare in modo che altre avvengano il giorno dopo e di questo ne sarete grati ogni sera prima di coricarvi.

Una sola parola, logora, ma che brilla come una vecchia moneta: “Grazie!”(Pablo Neruda)


Così facendo, non avrete più l’ansia della macchina che non parte la mattina, del collega che ha dimenticato una comunicazione da darvi, del figlio che ha litigato a scuola con il compagnetto.

Focalizzate la vostra attenzione sugli aspetti positivi, magari quel giorno avrete preso il treno e conosciuto nuove persone, o magari il capo vi avrà assegnato un lavoro più difficile per rimediare e l’avrete svolto al meglio, o ancora vostro figlio avrà fatto amicizia con quel bambino dopo essersi chiariti.

E siatene grati. In fondo, abbiamo 86400 momenti per dire grazie ogni giorno. Tu l’hai gia fatto?

Il viaggio è nella testa – Riproduzione riservata

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Sei tormentato dagli incubi? La tua stanza non è abbastanza fredda.

Ho imparato a dire addio a cose e persone che non facevano per me.