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Abbracciare, baciare un bambino non significa viziare, ma educare.

Abbracciare, baciare spesso il proprio bambino non significa viziarlo, ma iniziarlo all’amore. Dargli le giuste attenzioni, dargli il giusto tempo, il giusto spazio significa aiutarlo a diventare una persona migliore.

Perché quando un bambino si sente amato, ma libero, quando un bambino si sente protetto senza però sentirsi privo dei propri spazi e del proprio diritto di sbagliare, quel bambino diventerà un adulto forte.

E un adulto forte sarà un padre forte o una madre forte che abbraccerà, coccolerà i propri figli senza però viziarli.


Il più grande segno di successo per un insegnante… è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi. (M. Montessori)

Educare un bambino all’amore non significa necessariamente sommergerlo di attenzioni. Un bambino va amato di un amore che metta le sue esigenze in primo piano, e spesso le sue esigenze non combaciano con quelle che un genitore vorrebbe per il proprio figlio.

Le aspettative genitoriali sono tra le più frequenti cause di impedimento di crescita del bambino. Spesso – anche inconsciamente – si spinge un figlio ad essere ciò che si vorrebbe e non ciò che veramente è.

Questo succede perchè adulti immaturi tentano di realizzare i propri sogni attraverso i propri figli, commettendo un grandissimo errore. Si dimentica che un bambino non è un foglio completamente bianco su cui scrivere ciò che si vuole; un bambino nasce in parte con una propria personalità e delle proprie attitudini che possono essere limate, non completamente cambiate.


Il bambino è un corpo che cresce e un’anima che si svolge. (M. Montessori)

Si cerca poi di soffocare quei bambini che risultano troppo attivi scambiando questa loro voglia di fare per iperattività e alle volte per maleducazione.

Un bambino iperattivo è un bambino curioso. Un bambino sveglio che assorbe stimoli dal mondo che lo circonda, ma che nella maggior parte delle volte non riesce a canalizzare nel modo giusto.

Occorre aiutare questi bambini a coltivare questa loro curiosità verso il mondo e a fare tesoro di ciò che apprendono.


Abbracciare i bambini, consolarli, confortarli, non significa viziarli, ma educarli. Si discute tanto sull’educazione dei bambini e sul rischio, spesso presente, di viziare i più piccoli assecondando le loro emozioni.
Occorre però fare una precisazione: viziare non ha nulla a che fare con il confort, la cura dei bisogni, il conforto dalle paure o il nutrimento emotivo con abbracci o carezze. Chi ignora il malessere psicologico, il disagio emotivo, riempiendo magari i figli con l’ennesimo regalo, non ha la minima conoscenza della mente dei bambini. Essi non hanno la malizia di chiedere aiuto o attenzione per ricevere la ricompensa sotto forma dell’ennesimo desiderio, ma hanno bisogno di ben altro. Uno studio interessante sull’intelligenza emotiva ha mostrato che ciò che la maggior parte dei bambini sperimenta durante il giorno, è il dolore psicologico. Molto più del dolore fisico. È indubbiamente un dettaglio che vale la pena di prendere in considerazione: la sofferenza emotiva dei nostri piccoli ha a che fare con fattori come la fame, la paura o la sensazione di insicurezza. Sono sofferenze che ogni bambino dimostra secondo il proprio carattere e secondo la situazione che vive e percepisce, ma quello che è importante capire, oltre il modo di chiedere aiuto e attenzioni, è che dare sostegno al bambino non significa viziarlo, ma prendersi cura dei suoi bisogni più importanti. Consolare, l’arte di comprendere i bisogni. Se un nostro caro piange, non lo lasciamo solo, magari in un angolo, sino a quando non smette. E lo stesso va fatto con i bambini. Quella (pseudo) cultura che sollecita una certa intolleranza nel prendere in braccio il piccolo, equivale ad ignorare il pianto di un adulto e dirgli, un po’ distrattamente ” fatti tuoi”.
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