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E poi smetti di essere forte ed inizi ad essere apatico.

C’è un momento in cui smetti di essere forte ed inizi ad essere apatico. Impieghi un po’ a rendertene conto, all’inizio lo neghi a te stesso. Ma alla fine affronti la realtà: non piangi più ed è perché non te la senti, perché non hai nemmeno voglia. E questo non ha niente a che vedere con lo sforzarsi di non piangere. E poi non ridi, non ridi più. Sorridi e basta, come a dire “Bello, davvero bello, è tutto bellissimo. Ora lasciatemi solo”. 
– Symphonie

E’ finito il tempo dei grandi tormenti, dei litigi teatrali e degli interminabili pianti. Non ne hai più voglia… Hai pianto troppo, detto troppo, sopportato troppo. Adesso hai solo voglia di azzerare tutto, nella tua mente e nel tuo cuore. Troppo saturi di pensieri, preoccupazioni, ansie… non ne puoi proprio più. Pausa. Da quella situazione che ti ha fatto soffrire, da te stesso, dal mondo.

E’ una sensazione strana. Una sensazione che solo chi ha provato può capire veramente. Capisci quella sensazione terribile e magnifica insieme, triste e liberatoria allo stesso tempo. E’ una sorta di auto protezione di ognuno di noi. Come se il tuo corpo ti dicesse: fermati, non puoi andare oltre. Resetta e riparti.

Ti senti velatamente triste, ma sereno al tempo stesso. Un corpo con anima sopiente che conduce la sua vita di sempre, ma che in realtà non vive ancora pienamente.

E’ una fase necessaria dopo un dolore troppo forte. Un’accettazione involontaria di tutto ciò che è stato e che ti ha cambiato. Qualsiasi grande sconvolgimento nella vita non ci lascia indifferenti. Ogni volta che qualcosa sovverte i nostri equilibri – dentro e fuori – noi cambiamo.

Evitare una reazione significa perdurare in quella situazione di malessere e – alla lunga – soccombere. Il vero segreto per restare al passo con i cambiamenti inevitabili della vita è reagire, trarre del positivo in qualsiasi lezione – seppur dolorosa  che essa vuole impartirci e andare avanti.

Il viaggio è nella testa – Riproduzione riservata

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Saggezza è anche praticare il “distacco”